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Il Duomo e la sua Piazza


Opera insigne dell'architettura nazionale ed europea. Vi si accede dalla via del Capitano, arrivando alla Piazza del Duomo.

Duomo,Vista dalla Torre del Mangia

Duomo,Vista dalla Torre del Mangia


L'edificio di culto domina la spianata, con il suo lunghissimo fianco policromo (bianco e nero, colori della città) e la sua ricchissima facciata che quasi si nasconde rispetto alla mole complessiva. La cattedrale prese il posto di un edificio più antico, un Castrum romano, trasformato nell'Alto Medio Evo in una struttura di proprietà vescovile che constava di una piccola cappella. Il primo nucleo del Duomo, oggi scomparso, risaliva alla fine del XII secolo (tradizionalmente si vuole che la consacrazione risalga al 18 Novembre 1179), ma i principali lavori e la completa trasformazione si ebbe all'inizio del XIII secolo ad opera del geniale architetto Nicola Pisano che inizia a lavorare qui dopo il 1215 e, dopo la sua morte, lascia il cantiere a suo figlio, Giovanni Pisano. Dal genio dei due architetti-scultori vengono la cupola, compiuta nel 1263, coperta con lastre di piombo e culminata da una 'mela', sfera di rame dorato (la lanterna è invece un rifacimento in stile del 1667),

Nicola e Giovanni Pisano, Cupola

Nicola e Giovanni Pisano, Cupola


il campanile, ottenuto da uno preesistente, e, soprattutto, la facciata, splendida, divisa in tre portali.

Nicola e Giovanni Pisano,  Campanile

Nicola e Giovanni Pisano, Campanile


Campanile, scale di accesso alla cella campanaria

Campanile, scale di accesso alla cella campanaria


Se spesso la critica ne ha sottolineato la disomogeneità stilistica, dovuta al lungo tempo della costruzione, non ha potuto negarne lo splendore e la ricchezza. A Giovanni Pisano si devono le belle statue marmoree di Santi, Profeti e Sibille che si inseriscono nel tessuto della facciata.

Duomo, Decorazioni della facciata

Duomo, Decorazioni della facciata


Anche le colonne a girali, bellissime, reggenti l'architrave del portale maggiore sono della stessa mano.

Giovanni Pisano, Evangelisti

Giovanni Pisano, Evangelisti


A onor del vero, però, sarebbe più giusto dire che sono copie, pregevoli, delle originali trasportate nell'Ottocento, per conservarle e, anche, secondo la mentalità restaurativa dell'epoca, per dare alla facciata un aspetto più sgargiante, nel Museo dell'Opera del Duomo.

Duomo, Facciata

Duomo, Facciata


L'architrave è, invece, originale e fu scolpito da Tino da Camaino alla fine del Duecento. Del Trecento, dopo l'interruzione dei lavori, sono invece la parte terminale del rosone centrale e le tre cuspidi, opera di Giovanni di Cecco. Mediocri invece i mosaici su Disegni di Alessandro Franchi e di Luigi Mussini (1877) che rappresentano l'Incoronazione della Madonna, La Natività e La presentazione di Gesù al Tempio. Del Seicento, invece, i busti di Beati dei frontoni che sovrastano i tre portali della facciata, opera di Tommaso Redi.
Il pavimento del sagrato era ricco di decorazioni marmoree, introduzione a quelle famosissime dell'interno, purtroppo oggi scomparse e sostituite con poco interessanti copie moderne.


Spedale Santa Maria della Scala
Subito davanti la facciata della chiesa si erge l'insolito prospetto dello Spedale Santa Maria della Scala, sorto nel Medio Evo come ospedale per i pellegrini e fanciulli, è oggi interessante museo e luogo di cultura. Istituzione fondamentale negli equilibri amministrativi della città medievale e moderna, lo Spedale si consolida nel Trecento e invita per la sua decorazione alcuni dei più importanti artisti dell'epoca.

Santa Maria della Scala, Facciata

Santa Maria della Scala, Facciata


Sono circa 350.000 i metri cubi che compongono questa immensa fabbrica che, sottoposta a un recente e accurato restauro, ha svelato infiniti tesori d'arte. Dall'ingresso su piazza Duomo, è assolutamente meritevole di una visita la Cappella del Manto con un bell'affresco di Domenico Beccafumi e il Passeggio, grande e severo corridoio. Il cuore dello Spedale è, però, il Pellegrinaio che occupa longitudinalmente buona parte dell'architettura. La sua decorazione mostra la mano abile di Domenico di Bartolo, di Lorenzo Vecchietta e di Priamo della Quercia. La vicina sagrestia vecchia conserva, poi, un bel ciclo di affreschi del Vecchietta. Sotto le sale del pianterreno, lo Spedale si snoda attorno ai cosiddetti Magazzini delle Corticella, grandi spazi adibiti, un tempo, a deposito e ora luoghi espositivi. Ancora più giù, lo Spedale si sviluppa in una serie caratteristica di vani, dall'intricata disposizione, detti appunto labirinti che ospitano oggi il Museo archeologico di Siena con reperti romani rinvenuti nel territorio.
Accanto allo Spedale, si trova la chiesa della Santissima Annunziata, di pianta duecentesca, ingrandita successivamente e contenente un bel Cristo portacroce in bronzo del Vecchietta e un gigantesco affresco raffigurante la Probatica piscina di Sebastiano Conca.
Uscendo dalla Chiesa, sulla sinistra, il bel Palazzo della curia Arcivescovile, dai tratti precocemente neogotici (inizio XVIII secolo) e il Palazzo Reale, un tempo dimora dei Medici, dopo la conquista fiorentina di Siena. Oggi è sede della provincia e conserva al suo interno un bellissimo ciclo di arazzi cinquecenteschi su disegno dell'Allori.
Seguendo il fianco destro del Duomo, eccoci al 'facciatone', resto imponente e malinconico della grande fabbrica mai finita del Duomo 'nuovo'.

Duomo Nuovo, Facciatone

Duomo Nuovo, Facciatone


Vicino a una delle porte della chiesa incompiuta, troviamo l'ingresso al Museo dell'Opera Metropolitana.

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Duomo

All'interno della cattedrale non si può non rimanere colpiti dalla severità e, insieme, dalla grandiosità di questa opera imponente, esaltata da pilastri in marmo a strisce bianco e nere (simbolo cittadino). La bicromia, già presente in facciata, scandisce la struttura e introduce alle grandi opere presenti nelle tre navate che compongono il corpo della chiesa, nel transetto, nell'abside, nelle strutture laterali.

Duomo, Vista dalla navata destra verso la cupola

Duomo, Vista dalla navata destra verso la cupola



Pavimento
Per osservare, però, il primo capolavoro della chiesa basterà abbassare lo sguardo e muoversi con attenzione nel tracciato che i restauratori, dopo l'ultimo, recentissimo, intervento hanno inserito. Potremo godere così del pavimento marmoreo delle tre navate. Si tratta di un magnifico pavimento con storie e figure in marmo a colori e a sgraffio. L'opera è frutto, come la facciata, di diverse mani e di diverse epoche. Si può dire che i riquadri marmorei vanno dal 1373 al 1547. Inutile dire, forse, che il calpestio dei secoli ha provocato non pochi danni alle figure che spesso sono state rifatte o restaurate. Restano comunque ben visibili tutte le scene. Partendo dall'ingresso alla navata centrale, troviamo: Ermete Trimegisto di Giovanni di Stefano, La Lupa senese di ignoto del sec. XIV,

Leopoldo Maccari. Lupa senese, decorazione del pavimento

Leopoldo Maccari. Lupa senese, decorazione del pavimento


L'Aquila imperiale, sempre di ignoto autore, Il colle della Virtù, opera somma del Pinturicchio (1505), dove si scorgono dei Saggi, guidati dalla Fortuna, arrivare su di un'isola e scalarne il colle sormontato da una Virtù, splendida donna accompagnata da Socrate e Cratete; chiude una Ruota della Fortuna e del Potere, attribuita a Domenico Niccolò. Le navate laterali sono arricchite da una serie di Sibille, su disegni del Cozzarelli, di Matteo di Giovanni, di Benvenuto di Giovanni, di Urbano da Cortona, che però molto hanno subito dalle ingiurie del tempo e da maldestri restauri.
Buona è invece la conservazione delle scene sotto la cupola, del transetto e dell'abside, che sono ricchissime e testimoniano oltre che diverse mani, anche diverse modalità di interpretazione concettuale.

Alessandro Franchi, Elia rapito in cielo, decorazione del pavimento

Alessandro Franchi, Elia rapito in cielo, decorazione del pavimento


Le tredici scene sotto la cupola sono, infatti, di Domenico Beccafumi e del suo allievo Giovan Battista Sozzini che le disegnò con tratto ormai quasi manierista. Le scene del transetto sono in parte ancora del Beccafumi, ma soprattutto di vari artisti senesi del Quattrocento e hanno impronta più nettamente umanista. Fra queste ricordiamo La strage degli Innocenti, ancora di Matteo di Giovanni.

Tornando alla chiesa, possiamo osservare nella navata centrale, le belle acquasantiere di Federighi (1466) che riprendono una simbologia pagano-cristiana, tipica del Rinascimento e di questo edificio in particolare (e già vista nel riquadro pavimentario del Pinturicchio).

Duomo, Navata centrale

Duomo, Navata centrale


Uno sguardo lo merita, girandosi indietro, anche il rosone a vetri, opera cinquecentesca di Pastorino Pastorini, raffigurante l'Ultima cena. Belli, inoltre, i bassorilievi con Storie di S. Ansano, d'incerta attribuzione, posti sull'architrave e quelli con Storie di Maria, posti nella loggia in controfacciata, di Urbano da Cortona.

Duomo, Accesso al Campanile

Duomo, Accesso al Campanile


In fondo alla navata, si apre la bella cupola dalla forma asimmetrica e sorretta da sei pilastri, al sommo dei quali sono Statue gigantesche in stucco dorato dei Santi Patroni di Siena (S. Caterina e San Bernardino su tutti). Le nicchie trasformano il tamburo della cupola in dodecagono e sono intervallate da 42 colonnine che formano una galleria cieca, dentro la quale sono dipinti in monocromo Profeti e Patriarchi. Sull'innesto della cupola sul dodecagono si notano piccole sculture di teste umane e animalesche attribuita a Nicola Pisano.


Cappella del Voto
Dalla cupola, ci si sposta al transetto di destra, dove si apre la cappella del Voto che accoglie un'immagine carissima alla città di Siena, che, anche nel Medio Evo, era fortemente immersa nel culto mariano: La Madonna col Bambino ora attribuita a Dietisalvi di Speme. Attorno a questo culto, dell'icona della Madonna con il Figlio, si è costruito il più bell'intervento barocco della città, per volere di Papa Alessandro VII e per mano di Gian Lorenzo Bernini, incaricato dell'opera nel 1660.
Al Bernini e alla sua enorme maestria dobbiamo le due sculture che aprono la cappella: La Maddalena, vero virtuosismo barocco, e San Girolamo. La cappella è a pianta circolare con otto belle colonne di marmo verde antico che, si dice, furono fatte portare qui da S. Giovanni in Laterano. Ai lati dell'immagine sacra, posta dentro una teca retta da due angeli dorati e sormontata da due putti e dallo stemma pontificio, pregevoli le statue in marmo di San Bernardino e Santa Caterina, di Ercole Ferrata e di Antonio Raggi.
Uscendo dalla cappella, si noti un capolavoro di Mattia Preti, il Cavaliere calabrese, La predica di San Bernardino (1670), opera intensa nei suoi giochi chiaroscurali e nella distribuzione dei personaggi.


Altar maggiore

Lorenzo di Pietro, detto Il Vecchietta, ciborio

Lorenzo di Pietro, detto Il Vecchietta, ciborio


Al centro dello spazio del transetto del Duomo, troviamo il bellissimo Altar maggiore, opera straordinaria di Baldassarre Peruzzi (1532). In bronzo e marmo, l'altare conserva una sobrietà geometrica interrotta dall'imponente verticalità del Tabernacolo bronzeo del Vecchietta, posto al centro. L'opera fu collocata qui dal despota Pandolfo Petrucci, nel 1506, per sostituire la Maestà di Duccio non più rispondente al gusto dell'epoca. I begli Angeli in bronzo sono di Giovanni di Stefano (coppia in alto) e di Francesco di Giorgio (coppia in basso). Bellissimi anche gli altri Angeli, posti sulle colonne prossime al presbiterio, otto in tutto, capolavoro del Beccafumi. L'abside è ancora intervento tardo (1525) del Peruzzi che vi aprì una nicchia, coperta fra il 1535 e 1544 dagli affreschi del Beccafumi, Ascensione di Gesù e Madonna e apostoli, purtroppo in gran parte compromessi da interventi successivi. Le zone laterali dell'abside sono invece opera pittorica di Ventura Salimbeni (1608-1611) con scene bibliche e Santi e Beati senesi.
Capolavoro fra i capolavori, nell'abside è la grande vetrata centrale, una delle più importanti testimonianze dell'arte vetraria italiana, adesso trasportato nel Museo dell'Opera del Duomo.

Duomo, Seggio nel presbisterio

Duomo, Seggio nel presbisterio


Si ritiene eseguita su cartoni di Duccio nel 1288 e qui collocata, dopo i lavori, nel 1365. E' divisa in nove zone: il Seppellimento di Maria e L'Assunzione; i quattro Evangelisti; i Santi Patroni Ansano, Savino, Crescenzio e Bartolomeo.

Coro

Fra' Giovanni da Verona, Specchio (schienale dello scranno) intarsiato del coro

Fra' Giovanni da Verona, Specchio (schienale dello scranno) intarsiato del coro


Sotto l'occhio della vetrata, rischia di passare in secondo piano lo splendido coro ligneo costruito nel Trecento, ma con vari interventi successivi e con stalli intagliati e splendido leggio disegnato dal Riccio ed eseguito da Domenico Cafaggi e Benedetto di Giovanni.
Accanto al coro, si apre una sagrestia con alcuni altari quattrocenteschi e una serie di affreschi con scene mariane, attribuiti a Benedetto di Bindo e realizzati intorno al 1410. Sulla parete dell'ingresso, resti di affreschi attribuiti a Domenico di Bartolo e un elegante tabernacolo.


Pulpito

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Pulpito

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Pulpito


Subito oltre, lo splendido Pulpito del Duomo, realizzato da Nicola Pisano e dalla sua bottega tra il 1265 e il 1269. È stato per lungo tempo attribuito a Giovanni Pisano. E' una delle opere scultoree medievali più celebri d'Italia, vicina per bellezza agli altri grandi pulpiti toscani di Pisa e Pistoia (sempre dei Pisano).

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Pulpito

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Pulpito


La struttura venne, infatti, ripresa dal precedente pulpito del Battistero di Pisa (sette colonne delle quali tre con leoni stilofori, archetti trilobati con pennacchi scolpiti e statue a tutto tondo al di sopra dei capitelli), ma molte furono le novità sia architettoniche che nelle sculture. Innanzitutto, venne abolita la struttura a pannelli scolpiti a favore di uno schema più continuo e animato, ricchissimo di figurazioni di animali e uomini, intervallato solo da sculture di figure più grandi collocate agli angoli, anziché dalle cornici e dalle colonnine.

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Adorazione dei Magi

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Adorazione dei Magi


La base è ottagonale invece che esagonale e per questo venne aggiunta la Strage degli Innocenti, mentre il Giudizio Universale venne dilatato su due pannelli, con al centro il Cristo giudice.
Le scene quindi sono:Natività,Adorazione dei Magi, Presentazione al tempio, Crocefissione, Strage degli Innocenti,Giudizio Universale

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Crocefissione

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Crocefissione


Le scene sono molto affollate e le figure sono disposte su ben quattro o cinque piani sovrapposti, secondo un ritmo molto concitato, sottolineato anche da gesti animati ed espressioni drammatiche, ma straordinariamente unificato dalle direzionalità dei personaggi che in perfetto ordine, orientano con la semplice posizione del capo i pannelli e la lettura dello spettatore.

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Giudizio finale con gli eletti

Nicola e Giovanni Pisano e altri, Giudizio finale con gli eletti


Bellissimi i classici leoni stilofori che reggono la struttura che fu più volte smontata e ricomposta, ed ebbe questa definitiva collocazione grazie a un progetto del Riccio (1543) che la poggiò sullo zoccolo e ne ridisegnò la scala.


Cappella di San Giovanni Battista
Nei pressi del pulpito, si apre la bella cappella di San Giovanni Battista che custodisce la reliquia del braccio del santo e sul fondo della cappella ospita una delle opere più belle della scultura rinascimentale: il San Giovanni Battista del Donatello.

Donatello, San Giovanni Battista

Donatello, San Giovanni Battista


E' opera in bronzo tarda, ma celebratissima del maestro fiorentino, databile al 1457. Mirabile la resa 'realistica' del volto e delle carni emaciate del santo nelle quali si inseriscono giochi di luce e ombre, esaltate dalla veste del Battista. Ne risulta un effetto quasi romantico, ribelle alla compostezza classica, ma di straordinario pathos emotivo. Tutt'intorno, la cappella è impreziosita dagli affreschi di Bernardino da Betto, detto il Pinturicchio , quasi un assaggio dello splendido ciclo pittorico portato a termine nella adiacente Libreria Piccolomini. Si tratta di otto riquadri in puro stile rinascimentale: Ritratto di Giovane cavaliere in paesaggio marino, Natività del Battista, Decollazione del Battista, Ritratto dell'Aringhieri, il Battista nel deserto, Battesimo di Gesù, Battista visitato in carcere dai discepoli, Predica del Battista.
Fuori dalla cappella, superata la Lastra tombale in bronzo del vescovo Pecci con uno splendido bassorilievo anch'esso del Donatello, si può ammirare la Tomba del cardinale Petroni, realizzata da Tino di Camaino nel 1317.

Tino di Camaino, Tomba del cardinale Petroni

Tino di Camaino, Tomba del cardinale Petroni


E' uno dei primi esempi di grandi monumenti sepolcrali e colpisce per il suo rigore e la sua intensità.


Libreria Piccolomini

Lorenzo di Mariano, Ingresso della Libreria Piccolomini

Lorenzo di Mariano, Ingresso della Libreria Piccolomini


Si arriva infine all'ingresso della splendida Libreria Piccolomini. Fu voluta nel 1492 dall'Arcivescovo di Siena Cardinale Francesco Piccolomini Todeschini (poi Papa Pio III Piccolomini) perché vi fosse custodito il ricchissimo patrimonio librario raccolto dallo zio Papa Pio II Piccolomini. Per questo si trasformarono alcuni locali della vecchia canonica in una grande sala, con ingresso dallo stesso Duomo, navata di sinistra. Un grande affresco raffigurante L'incoronazione di Pio III, il committente della fabbrica, sempre del Pinturicchio, sottolinea l'entrata al nuovo ambiente. La porta di bronzo, attraverso cui si accede, immette nella Libreria che non vide mai però i libri di Pio II, ma che fu rivestita di magnifici affreschi sul soffitto e sulle pareti dal Pinturicchio, dopo la morte di Pio III (1503), fra il 1505 e il 1507. Alle pareti sono dieci grandi scene attraverso la cui lettura è possibile ricostruire la vita di Enea Silvio Piccolomini, Papa Pio II.
Le immagini sono distribuite su tre delle quattro pareti (fa eccezione quella della finestra) e la loro lettura deve avvenire da destra verso sinistra analogamente al percorso del sole.

Bernardino di Betto, detto Pinturicchio, Enea Silvio Piccolomini parte per il Concilio di Basilea. La comitiva, imbarcatasi a Piombino, venne dirottata fino alle coste africane da una tempesta che si vede rappresentata sullo sfondo

Bernardino di Betto, detto Pinturicchio, Enea Silvio Piccolomini parte per il Concilio di Basilea. La comitiva, imbarcatasi a Piombino, venne dirottata fino alle coste africane da una tempesta che si vede rappresentata sullo sfondo


Alle prime quattro scene raffiguranti il giovane Enea al servizio del Concilio di Basilea ne fanno seguito due che evidenziano il ruolo di intermediazione che egli svolse tra papa e imperatore.

Bernardino di Betto, detto Pinturicchio, Enea Silvio Piccolomini incoronato poeta dall'imperatore Federico III

Bernardino di Betto, detto Pinturicchio, Enea Silvio Piccolomini incoronato poeta dall'imperatore Federico III


Concludono il ciclo le immagini relative ai momenti salienti del suo pontificato, dall'elezione a papa all'arrivo ad Ancona, città nella quale alla vigilia di una importante crociata, il papa morirà. Degno di nota, infine, è il soffitto della Libreria raffigurante temi mitologici.

Bernardino di Betto, detto Pinturicchio, Enea Silvio Piccolomini,vescovo di Siena,  presenta all'imperatore Federico III la sua futura sposa Eleonora d'Aragona

Bernardino di Betto, detto Pinturicchio, Enea Silvio Piccolomini,vescovo di Siena, presenta all'imperatore Federico III la sua futura sposa Eleonora d'Aragona


Accanto alla decorazione a grottesche caratterizzata da elementi vegetali, appaiono figure allegoriche che sottolineano il tema del divenire ovvero l'alternanza tra la Vita e la Morte. Da non molto è ritornato, al centro della libreria, il gruppo marmoreo delle Tre Grazie, proveniente da Roma quale dono del cardinale Todeschini. Ma con gli affreschi del Pinturicchio, le opere più ammirate e preziose sono i grandi antifonari conservati nelle apposite vetrine, sotto gli affreschi. Le favolose miniature che decorano molte pagine di questi antifonari appartengono alla storia della grande miniatura italiana; da vedere e rivedere, in particolare, le splendide pagine di Girolamo da Cremona e di Liberale da Verona, maestri in quest'arte, chiamati appositamente a Siena per l'esecuzione di queste opere.
Uscendo dalla cappella, troviamo ancora un capolavoro che dobbiamo alla famiglia Piccolomini e cioè il gigantesco Altare marmoreo fatto edificare da Francesco Piccolomini nel 1481 a gloria del suo casato. Fu commissionato al lombardo Andrea Bregno che lo eseguì con gusto del dettaglio e ricchezza di figure. La morte prematura del Bregno, portò il Cardinale Piccolomini a chiedere un intervento, prima, di Pietro Torreggiani, che eseguì, però, solo un S. Francesco, poi, di Michelangelo che eseguì, fra il 1503 e il 1504, un S. Pietro, un S. Paolo, un S. Pio e un S. Gregorio. Sono opere minori del grande artista, ma soprattutto nelle prime due raffigurazioni è facile riconoscere la mano geniale di Buonarroti. Questi, però, non concluse tutte le statue lasciando due nicchie vuote, una tuttora visibile in alto a destra, l'altra riempita più tardi da una bella Madonna col Figlio, già attribuita a Jacopo della Quercia ma ora ricondotta a Giovanni di Cecco. Rimane anche questo altare uno splendido esempio di quella composita creazione di opere che nel Duomo di Siena ha coinvolto diversi e grandissimi artisti del Rinascimento italiano.
Proseguendo verso l'uscita, sempre sulla navata sinistra, si può ammirare, infine, L'adorazione dei Magi, bel dipinto cinquecentesco di Pietro Sorri.

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Battistero

Per il fianco destro del Duomo, passando attraverso la porta gotica del cosiddetto 'Duomo Nuovo', cioè l'ambizioso ampliamento del Duomo deliberato nel 1339, si intravedono gli arconi serrati (1325) dai quali fu ricavata la chiesa di S.Giovanni Battista, costruita come una cripta e facente funzione di Battistero della città.

Jacopo della Quercia, Portale

Jacopo della Quercia, Portale


Jacopo della Quercia, Portale, dettaglio

Jacopo della Quercia, Portale, dettaglio


Attraverso una suggestiva scalinata, sopra la quale spicca la magnifica Porta laterale del Duomo Nuovo con Gesù Benedicente fra due angeli di Giovanni d'Agostino (copia delle originali, oggi nella Cripta del Duomo), si giunge alla Piazza S. Giovanni, su cui prospetta la bella facciata gotica del battistero che fu ultimata quasi contemporaneamente al completamento di quella del Duomo, cioè intorno al 1380.

Battistero, Portale

Battistero, Portale



Facciata
La costruzione del Battistero risale al 1316-1325 e la sua strutturazione si deve probabilmente a Camaino di Crescentino. La facciata, rimasta incompiuta nella parte superiore, si presenta in puro stile gotico senese, con tre portali strombati sormontati da una serie di archetti. La decorazione scultorea dei pilastri rivela l'influsso di Nicola Pisano mentre quella delle tre zone superiori ricorda l'opera di Giovanni di Agostino e del fratello di questi Domenico. Particolarissime le teste sotto la cornice finale. Sul sagrato, a graffito e a commessi marmorei, troviamo tre scene Nascita di un bambino, Battesimo e Benedizione di sei fanciulli.

Lorenzo di Pietro, detto Il Vecchietta, Articoli del Credo

Lorenzo di Pietro, detto Il Vecchietta, Articoli del Credo


L'interno è un suggestivo ambiente diviso in tre navate, con le volte affrescate; fra queste pitture spiccano quelle eseguite da Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, che raffigurano Profeti e Sibille, gli Apostoli e gli Articoli del Credo cattolico. Questi dipinti vennero eseguiti dal 1450 in poi in uno stile ancora goticheggiante. Il Vecchietta continuò il suo lavoro nell'arco soprastante l'abside (Assunzione della Vergine), nei piedritti (Figure di Santi) e nella zona inferiore dell'abside (Annunciazione, Flagellazione di Cristo e Andata al Calvario).

Lorenzo di Pietro, detto Il Vecchietta, Articoli del Credo

Lorenzo di Pietro, detto Il Vecchietta, Articoli del Credo


Le volte delle campate più vicine all'ingresso e gli spicchi del catino sono opere di artisti minori di origine bolognese come Agostino di Marsiglio e Michele di Matteo Lambertini che riprendono lo stile gotico. Bella, sul lunettone di fondo della navata destra, la Lavanda dei piedi (1489) di Piero di Francesco degli Orioli, allievo di Matteo di Giovanni.

Fonte battesimale
Ma l'attrattiva maggiore è il Fonte battesimale iniziato nel 1416 da Jacopo della Quercia e capolavoro assoluto della scultura toscana e rinascimentale.

 Donatello, Ghiberti, Jacopo della Quercia e altri, Fonte battesimale

Donatello, Ghiberti, Jacopo della Quercia e altri, Fonte battesimale


Jacopo qui scolpì il tempietto esagonale, sormontato dalla bella statua del Battista, che però nella Madonna con il Bambino ha un'opera del senese Giovanni di Turino.

Donatello, Ghiberti, Jacopo della Quercia e altri, Fonte battesimale

Donatello, Ghiberti, Jacopo della Quercia e altri, Fonte battesimale


Nella sottostante vasca, sei formelle bronzee narrano le storie del Battista e fra queste spiccano, per rilevante qualità formale, quelle eseguite dai grandi maestri fiorentini Lorenzo Ghiberti e Donatello. Il Ghiberti lavorò le formelle raffiguranti il Battesimo di Gesù, con la bellissima figura isolata del Salvatore, e la Cattura di S. Giovanni Battista, mentre nel 1427 Donatello, nella formella raffigurante il Banchetto di Erode, lasciava uno splendido saggio della nuova arte rinascimentale, sia nella sua personale tecnica a bassorilievo detta 'schiacciato', sia nella moltiplicazione dei piani prospettici. Particolare la testa decapitata del Battista, al centro di un vortice di figure in perfetto equilibrio.

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Duomo Nuovo

Vale la pena, prima di entrare, di osservare meglio la piazza, per guardare quelle strane mura, forate da bifore che si estendono dal fianco della chiesa. Sono tutto ciò che resta di uno dei più ambiziosi tentativi dell'architettura cristiana. Da poco completato l'impianto dell'attuale fabbrica del Duomo, i senesi si lanciarono in una ''folle impresa'', come la definì Enzo Carli.

Duomo Nuovo, Facciatone

Duomo Nuovo, Facciatone


Giunta al culmine della ricchezza culturale ed economica, la città, per delibera del Consiglio Generale della Campana, decise, nel 1339, di iniziare la costruzione di una ben più ampia cattedrale di cui l'attuale costruzione sarebbe stata semplicemente il braccio corto trasversale della croce latina! Se compiuto, si sarebbe trattato del più grande Tempio della cristianità. Sotto la direzione di Lando di Piero, prima, e di Giovanni d'Agostino, poi, l'opera fu intrapresa con fervore, tanto che in pochi anni si costruì un lato delle mura del corpo centrale a tre navate, ancora oggi visibile. Questa torre di Bebele sacra crollò, però, all'arrivo della Peste Nera del 1348 che decimò committenti, progettisti e, soprattutto, operai.

Jacopo della Quercia, Portale

Jacopo della Quercia, Portale


Jacopo della Quercia, Portale, dettaglio

Jacopo della Quercia, Portale, dettaglio


I lavori furono interrotti del tutto nel 1357, lasciandoci però un'idea suggestiva di questa chiesa irrealizzata: le colonne delle tre navate su quella che è oggi Piazza Jacopo della Quercia, le mura del fianco, i resti del 'facciatone' e il bellissimo portale sotto il quale si passa per accedere al Battistero.

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