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Pinacoteca Nazionale di Siena


Una delle più belle pinacoteche d'Italia per la ricchezza e il valore delle opere. L'importante raccolta di capolavori della pittura senese del Tre-Quattrocento, esposta nella Pinacoteca Nazionale di Siena, è giunta fino ai giorni nostri grazie alla preziosa opera di conservazione dell'abate Giuseppe Ciaccheri, che già nel XVIII secolo riunisce quello che diverrà, dopo varie vicissitudini storiche, il nucleo centrale dell'attuale esposizione. Nel 1915 il patrizio Senese Niccolò Bonsignori lascia il proprio palazzo all'Amministazione provinciale affinché vi si istituisca un museo. Nel 1932 la Pinacoteca viene inaugurata nelle sale dell'antico Palazzo e dell'attiguo Palazzo Brigidi.

L'ingresso è semplice ed elegante, il portale introduce al cortile rinascimentale con delle scale d'accesso ai piani. Accanto alle scale si scorge un sarcofago romano, mentre nel cortile un tabernacolo conserva un affresco quattrocentesco e sovrasta un lavabo antico e un altro sarcofago.

L'ordine delle sale è essenzialmente cronologico ed è davvero un tuffo in una delle più eccelse scuole pittoriche del Medio Evo e del Rinascimento: quella senese.

La visita inizia dal secondo piano, dove si trovano le prime sale che conservano le prime opere senesi databili intorno al XII-XIII secolo.

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Pinacoteca Nazionale, secondo piano

La visita inizia dal secondo piano, dove si trovano le prime sale che conservano le prime opere senesi databili intorno al XII-XIII secolo.

Sala 1
Nella prima, un bel Crocifisso di pittore senese ignoto e una bellissima pittura su lino (Trasfigurazione, Entrata in Gerusalemme, Resurrezione di Lazzaro), particolare per la foggia e i materiali di Guido da Siena, interessante anche il S. Clemente Papa di scuola arnolfiana. Da osservare con attenzione il Redentore benedicente tra i simboli degli evangelisti e storie della Vera Croce, si tratta di un dossale attribuito al Maestro di Tressa che è davvero un ponte artistico fra la tradizione bizantina e le nuove sensibilità italiche. Imperdibile, sempre nella prima sala, addossata alla parete d'ingresso, la splendida Madonna con Bambino di Duccio di Buoninsegna, uno dei simboli del museo.

Duccio di Boninsegna, Madonna con Bambino

Duccio di Boninsegna, Madonna con Bambino



Sala 2
La seconda sala presenta un notevole S. Francesco e otto storie della sua vita di Guido di Graziano, uno dei maggiori artisti pre-ducceschi, alcune opere di Dietisalvi di Speme, un S. Giovanni Battista e Storie della sua vita di Maestro umbro ignoto, intenso nei suoi tratti paesaggistici.

Guido di Graziano, Paliotto di San Pietro, dettaglio

Guido di Graziano, Paliotto di San Pietro, dettaglio



Sala 3
La terza sala presenta diverse opere: un Crocifisso, dove è evidente l'influsso di Duccio e Simone Martini e una Santa Maria Maddalena, opera della bottega di Duccio stesso. Sempre della bottega di Duccio uno splendido trittico a sportelli con Madonna in trono fra i SS. Pietro e Paolo. Di assoluta bellezza anche il polittico Madonna con Bambino e Santi Agnese, Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Maria Maddalena, opera luminosa di Duccio.

Simone Martini, Madonna della Misericordia

Simone Martini, Madonna della Misericordia


Nell'angolo, entrando sulla sinistra si può ammirare la celeberrima e celebrata Madonna della Misericordia, dipinta da Simone Martini, con l'ampio manto aperto per accogliere i supplicanti, il cui volto severo ricorda quello della Madonna con Bambino d'incerta attribuzione, ma probabilmente anch'essa di Simone, che si trova sulla stessa parete all'altra estremità, splendida con il suo fondo oro bizantineggiante cui si contrappongono i volti affilati e snelli dei due personaggi e il sottile gioco di sguardi che riempie lo spazio del quadro.

Simone Martini, Madonna con Bambino

Simone Martini, Madonna con Bambino



Sala 4
La sala quattro è uno dei momenti imperdibili della nostra visita, è qui che troviamo, infatti, la Madonna dei Francescani, piccola, ma geniale opera di Duccio di Buoninsegna.

Duccio di Boninsegna, Madonna dei Francescani

Duccio di Boninsegna, Madonna dei Francescani


E' uno dei capolavori del pittore che riesce in questo spazio limitato a condensare stili e canoni fra i più diversi. Così a una teoria di angeli sulle cornici corrisponde l'influenza della tradizione bizantina, mentre nel volto spigoloso e vigile della Madonna si rilevano dei chiari riferimenti a Cimabue; particolarissimo, poi, il fondo non d'oro, ma quadrettato, segno inequivocabile della conoscenza da parte di Duccio della pittura gotica francese. Il trono con i suoi piccoli dettagli, i cuscini rossi, gli intagli del legno, e le figure dei francescani in devozione sono specchio dell'incomparabile mano di Duccio. Nella sala si apprezzano anche le Figure di santi di Segna di Buonaventura e una Maria Maddalena di scuola duccesca.

Sala 6
Prima di fermarsi nella sala cinque si passi nella sei, laterale. Essa è interamente dedicata a Bartolo di Fredi e vi si trovano: la bella predella con le Storie del Battista (tema iconografico popolare a Siena) e di altri santi e, soprattutto, una Adorazione dei Magi dello stesso da considerarsi l'opera più riuscita dell'artista, straordinaria nel rendere le tonalità cromatiche dell'evento e nel tratteggiare i cavalli e i cavalieri vicini alla stalla (che qui sembra più che altro un loggiato).

Bartolo di Fredi, Adorazione dei Magi

Bartolo di Fredi, Adorazione dei Magi


Bartolo di Fredi, Incoronazione della Vergine, dettaglio

Bartolo di Fredi, Incoronazione della Vergine, dettaglio


Non tralasciando la bella pala d'altare del 1362 di Niccolò di Ser Sozzo e i ritratti di santi Luca di Tommé, si torna alla sala cinque, altro punto importante della visita.

Sala 5
Qui, si trova, immediatamente visibile allo sguardo, la Madonna col Bambino di Simone Martini.

Simone Martini, Madonna col Bambino

Simone Martini, Madonna col Bambino


Databile intorno al 1321, nel periodo del ritorno in Toscana, dopo il ciclo di Assisi e la parentesi napoletana, è opera pienamente matura di Simone, qui capace di giocare con il fondo oro della tradizione iconica e con le ombre complesse dei corpi sacri. Il manto, rovinato dal tempo, che copre il Bambino ci proietta già nel Rinascimento, così come i volti, così intensi. Ma la grande arte di Simone non si conclude nella sala con questa splendida Madonna col Bambino, la si può godere anche nella pala d'Altare dedicata al Beato Agostino novello, dipinta nel 1339, immediatamente prima del suo viaggio ad Avignone dove morirà cinque anni più tardi.

Simone Martini, Beato Agostino Novello, Salvataggio di un bambino caduto da un balcone

Simone Martini, Beato Agostino Novello, Salvataggio di un bambino caduto da un balcone


Opera celebre più che per la grande figura del Beato al centro per le quattro storie che campeggiano ai lati. Queste piccole raffigurazioni dei miracoli compiuti dal Beato Agostino sono fra gli esempi più alti dell'arte di Simone poiché uniscono il felicissimo disegno con una vena popolare che ci riporta pienamente lo spirito del sacro del Medio Evo italiano. Troviamo: La guarigione di un bambino malato assalito da un lupo, salvataggio di un bambino caduto da un balcone, salvataggio di un cavaliere caduto in un burrone, guarigione di un bambino caduto dalla culla. Simone riesce a riportarci con grazia una realtà drammatica in cui il sacro riesce a essere salvifico soprattutto nei confronti dell'infanzia in pericolo; riesce a descrivere l'orrore delle madri, la semplicità degli interni, la doppia valenza del paesaggio e della natura, insieme fonte di vita e minaccia costante (lupo, cavallo, burrone). E' uno spaccato della vita medievale che ha un suo pari forse solo nella sala della Pace di Lorenzetti. Di fronte a queste opere, passano, purtroppo, in secondo piano altri piccoli gioielli come le Madonne di Lippo Memmi (fra cui quella, già accennata, un tempo conservata ai Servi e adoratissima) e il bel San Ludovico da Tolosa dello stesso.

Lippo Memmi, Madonna con Bambino

Lippo Memmi, Madonna con Bambino


Lippo Memmi, San Ludovico da Tolosa

Lippo Memmi, San Ludovico da Tolosa



Sala 7
La settima sala ci regala ancora degli assoluti capolavori. Questa volta è l'arte dei fratelli Lorenzetti che si mostra nella sua magnificenza. Iniziamo con la bellissima Madonna col Bambino di Ambrogio, in cui colpisce la postura e l'espressione del Gesù in fasce, già così intensamente moderna. Sempre di Ambrogio, belli i ritratti, da polittico, di San Paolo e San Giovanni Battista; più avanti un bel Giovanni evangelista e una ormai, purtroppo, poco leggibile Allegoria della redenzione.

Ambrogio Lorenzetti, San Giovanni Evangelista

Ambrogio Lorenzetti, San Giovanni Evangelista


Il capolavoro di Ambrogio è, però, l'Annunciazione che è l'ultima opera dell'artista (1344). C'è in questa una spiritualità profonda e una leggerezza di tratto unica: il pavimento a scacchi già preannuncia l'arte rinascimentale, la composizione generale anticipa i canoni che faranno la fortuna di questo tema iconografico. Preziosissima, infine nel contesto dei lavori di Ambrogio, la piccola Madonna con Bambino e Santi (detta la ''piccola Maestà''); davvero una grande opera in miniatura con un magnifico fondo oro. Imponente e solenne, sempre di Ambrogio, il Crocifisso ligneo, purtroppo assai rovinato.
Nella sala rifulge, però, anche l'opera del fratello maggiore di Ambrogio, Pietro Lorenzetti, che firma una delle più belle pale d'altare senesi; rappresenta la Madonna in trono con il Bambino e Santi e nella predella il sogno di Sobach, eremiti carmelitani alla fonte di Elia, Papa Onorio III approva la regola carmelitana, concessione del nuovo abito ai monaci carmelitani.

Pietro Lorenzetti, Pala del Carmine, dettaglio: Il sogno di Sobach

Pietro Lorenzetti, Pala del Carmine, dettaglio: Il sogno di Sobach


Come si intuisce, la pala fu ordinata dai carmelitani e compiuta nel 1329. La pala contava anche una cuspide e dei pannelli laterali, oggi nei musei americani. Anche in questo caso, al di là della forza figurativa della Madonna in trono e delle teste aureolate che si susseguono sullo sfondo, come nel Beato Agostino di Simone, è la predella a colpire: il rapporto interni e paesaggio, costruito con maestria senza soluzione di continuità, è fra i più belli del Trecento italiano. Il debito giottesco è risolto con una elaborazione personale delle figure e degli oggetti. Sempre di Pietro sono notevoli i SS. Bartolomeo, Cecilia, Giovanni Battista e, nella sala ottava, un'altra Madonna con Bambino e Santi.

Pietro Lorenzetti, Polittico di San Giusto, dettaglio

Pietro Lorenzetti, Polittico di San Giusto, dettaglio



Sala 10
Nella sala dieci, superata una graziosa cappelletta seicentesca, troviamo una notevole Trinità di Taddeo di Bartolo.

Sala 11

Taddeo di Bartolo, Annunciazione

Taddeo di Bartolo, Annunciazione


Nella undici troviamo altre opere di questo grande artista senese. Di Taddeo di Bartolo, oltre una Annunciazione, ecco un monumentale e bellissimo Crocifisso, notevolissimo per intensità e tratto, poi, molto belli Il martirio dei SS. Cosma e Damiano, e, soprattutto, l'articolata Adorazione dei pastori e il trittico: Madonna col Bambino, angeli e santi.

Sala 12
La sala dodici mostra opere di Giovanni Paolo fra cui una notevole Crocifissione con Santi con delle storie della Maddalena, della Madonna e di San Galgano, nella predella, che sono opera di squisita rievocazione poetica dove i toni freddi del paesaggio rendono particolarissimo il contesto dove i personaggi sono calati. Sempre di Giovanni, da ricordare la celebre Madonna dell'Umiltà con il bel paesaggio agricolo pieno di alberi di frutta dai complessi significati cristologici.

Giovanni di Paolo, Madonna dell'Umiltà, dettaglio

Giovanni di Paolo, Madonna dell'Umiltà, dettaglio


Vicino al ballatoio di collegamento sul chiostro, abbiamo due paesaggi, Una città sul mare e Un castello sulla riva, notevoli opere trecentesche di incerta attribuzione.

Anonimo, Una città sul mare

Anonimo, Una città sul mare



Sala 13
La sala tredici presenta tavole ancora di Giovanni di Paolo fra cui un bellissimo Giudizio Universale, tavola quattrocentesca in perfetta armonia fra tradizione medievale e influenze rinascimentali, bella anche la Presentazione al Tempio con uno spettacolare scenario architettonico. Capolavori da scoprire sono anche la Madonna dell'Umiltà di Domenico di Bartolo, alta e vibrante espressione del Rinascimento (1433) senese, con accenni masacciani e donatelliani, e S. Michele in trono capolavoro di Angelo Puccinelli, artista influenzato da Simone Martini, ma con una personalissima capacità espressiva. Infine, in questa sala, preservati da una teca di vetro, troviamo i frammenti di una perduta pala d'altare, dipinta fra il 1423 e il 1424 per l'Arte della Lana da Stefano di Giovanni detto Il Sassetta, opera fondamentale per capire il Rinascimento senese: ci sono insieme la rielaborazione delle influenze fiorentine e la introiezione della tradizione senese, in particolare di Simone e dei Lorenzetti.

Stefano di Giovanni detto il Sassetta, Il profeta Elia, frammento di pala d'altare

Stefano di Giovanni detto il Sassetta, Il profeta Elia, frammento di pala d'altare


Stefano di Giovanni detto il Sassetta, S. Antonio battuto dai diavoli

Stefano di Giovanni detto il Sassetta, S. Antonio battuto dai diavoli


Le parti mostrano I Santi Girolamo, Gregorio, Ambrogio, Agostino, Vittore, Ansano, Savino e Crescenzio; i profeti Elia, Eliseo; S. Antonio battuto dai diavoli e Ultima cena. Sono queste due scene d'insieme che ci rivelano la grandezza del Sassetta, nella linearità delle figure, nel pathos dell'azione unito alla precisione del paesaggio.

Sala 14
La sala quattordici è un fulcro della Pinacoteca e mostra alcuni capolavori: La Madonna con Bambino e Santi di Neroccio di Bartolommeo, capolavoro del Quattrocento senese, La Madonna col Bambino di Matteo di Giovanni e, soprattutto, le due opere di Francesco di Giorgio Martini.

Francesco di Giorgio Martini, Madonna con Bambino e angelo

Francesco di Giorgio Martini, Madonna con Bambino e angelo


La Madonna col Bambino e angelo è un saggio della purezza di tratto di Francesco e della sua rielaborazione delle idee rinascimentali; l'Annunciazione è forse l'opera più celebre del pittore con il suo pavimento intarsiato e con la postura unica per equilibrio e prospettiva della Madonna. Sempre di Francesco si ammiri la botticelliana Natività di Gesù con SS. Bernardo e Tommaso, dove si può ammirare la raffinatezza e la sensualità dei volti della Sacra Famiglia.

Sala 15
La sala quindici mostra opere di Pietro di Domenico e Bernardino Fungai, oltre una bella Adorazione di Matteo di Giovanni.

Sala 16
Nella sala sedici, troviamo ancora una capolavoro di Stefano di Giovanni detto ''Il Sassetta'': la Madonna col Bambino. Nella sala anche lavori (Pietà, Crocifissione) del Maestro dell'Osservanza.
La sala sedici presenta inoltre splendide opere di Sano di Pietro fra le quali ricordiamo (1444) la Madonna in trono con Bambino, la prima tavola conosciuta dell'artista, e una lunga serie di bei Santi.

Sano di Pietro, La Madonna raccomanda Siena a Papa Callisto III

Sano di Pietro, La Madonna raccomanda Siena a Papa Callisto III


Sano di Pietro, Madonna in trono con Bambino

Sano di Pietro, Madonna in trono con Bambino



Sala 17
La sala diciassette è ancora dedicata a Sano di Pietro con una serie di grandi polittici (quasi tutte a soggetto mariano), opere ampie, luminose, trionfali. Si tratta di una serie di pale d'altare che, al di là dell'aspetto artistico, testimonia della vasta attività di Sano e della sua capacità di rendere conto, nei paesaggi urbani dipinti nelle predelle, dello sviluppo cittadino di Siena e dei suoi commerci. Lungo la sala, bellissime le statue di Jacopo della Quercia, in particolare L'Angelo e la Vergine dell'Annunciazione, la Santa Caterina e la Pietà.

Jacopo della Quercia, Annunciazione

Jacopo della Quercia, Annunciazione


Jacopo della Quercia, Santa Caterina di Alessandria

Jacopo della Quercia, Santa Caterina di Alessandria



Sala 19
La sala diciannove mostra qualche bella opera di Girolamo di Benvenuto e, soprattutto, una notevolissima Incoronazione della Madonna, grandiosa pala di Francesco di Giorgio, sinuosa e affascinante nelle linee e ricchissima nelle figure e nei dettagli, così come La Madonna in trono, opera tarda del Vecchietta che l'aveva pensata per il suo sepolcro. Sempre di Francesco di Giorgio in fondo alla sala si apprezza una Madonna con Bambino e Angeli, affresco staccato dalla villa Piccolomini. Bella anche la Arliquiera (fronte/retro) del Vecchietta.
A questo punto, si arriva al pianerottolo (con resti di una Madonna della Misericordia di Domenico di Bartolo) che conduce al primo piano.

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Pinacoteca Nazionale, primo piano


Sala 22
Qui dalla sala venti, con opere di artisti minori dell'Italia centrale e settentrionale, si giunge alla sala ventidue con opere del Riccio, del Pomarancio e una notevole Resurrezione di Giorgio Vasari.

Sala 23
La sala ventitré ha tavole di Pietro degli Orioli (notevole La visitazione), Girolamo Genga (Riscatto dei prigionieri ed Enea fugge da Troia) e, pezzo forte dell'ambiente, una celebratissima Sacra Famiglia con S.Giovannino opera di Bernardino di Betto detto il Pinturicchio.

Pietro degli Orioli, La visitazione

Pietro degli Orioli, La visitazione


Pinturicchio, Sacra Famiglia con S. Giovannino

Pinturicchio, Sacra Famiglia con S. Giovannino


E' questo un tondo di straordinaria purezza compositiva con un paesaggio quasi 'leonardesco'.

Sala 26
La sala ventisei è una terrazza coperta con una splendida vista su Siena dalla parte retrostante il Palazzo Pubblico e con belle sculture senesi del Trecento.

Sculture senesi del quattordicesimo secolo

Sculture senesi del quattordicesimo secolo


Sculture senesi del quattordicesimo secolo

Sculture senesi del quattordicesimo secolo



Sala 27
La sala ventisette segna l'ingresso cronologico nel Rinascimento tardo e mostra il maggiore rappresentante senese del periodo: Domenico Beccafumi.

Domenico Beccafumi, Stimmate di S. Caterina da Siena

Domenico Beccafumi, Stimmate di S. Caterina da Siena


Da ricordare in particolare la tela Stimmate di S. Caterina da Siena, capolavoro giovanile del maestro, e il Trittico della Trinità, dipinto fra il 1512 e il 1513 per lo Spedale di Santa Maria della Scala.

Domenico Beccafumi, Trittico della Trinità, dettaglio

Domenico Beccafumi, Trittico della Trinità, dettaglio


In modo particolare, si trovano affiancate una intensa Madonna con Bambino e Santi di Francesco di Giorgio Martini e una tela del Beccafumi dall'identico tema iconografico.

Domenico Beccafumi, Madonna con Bambino

Domenico Beccafumi, Madonna con Bambino


Accompagnano le opere di Beccafumi alcune tele del Brescianino.

Sala 29
La sala ventinove ha ancora belle opere del Beccafumi, del suo periodo più maturo: splendida per la riflessione sul rapporto ombre-luci, la Natività della Vergine, splendida l'Incoronazione della Vergine.

Domenico Beccafumi, Natività della Vergine, dettaglio

Domenico Beccafumi, Natività della Vergine, dettaglio


Domenico Beccafumi, Incoronazione della Vergine, dettaglio

Domenico Beccafumi, Incoronazione della Vergine, dettaglio



Sala 30
Nella sala successiva (30), cartoni di Beccafumi per il pavimento del Duomo e al centro Cataletto della Misericordia.

Sala 31
La sala trentuno ci introduce a un altro, grandissimo artista che, anche se non senese di nascita (era di Vercelli), fu adottato dalla città: Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Particolare, sinuosa, quasi scandalosa la figura plastica del Cristo alla Colonna, una delle sue opere più celebri.

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Cristo alla colonna

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Cristo alla colonna



Sala 32
Nella sala successiva (32), un'altra opera somma del Sodoma, la Deposizione della Croce.

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Deposizione della Croce

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Deposizione della Croce


E' opera grandiosa dell'artista vercellese, dipinta nel primo Cinquecento, e unica per la posizione delle figure, per l'intensità dei volti, per l'inquietante atmosfera diffusa. Sempre del Sodoma, da vedere nella sala, l'intensa Orazione nell'Orto, la bella Sacra Famiglia con S. Giovannino.

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Sacra Famiglia con S. Giovannini

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Sacra Famiglia con S. Giovannini


Splendidi nei tratti la Giuditta e Il Cristo al limbo (affresco staccato).

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Giuditta

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Giuditta



Sala 33
La sala trentatré ci fa arrivare verso il Seicento e il Barocco: abbiamo opere di Rutilio e Domenico Manetti (S. Anna e S. Gioacchino insegnano a scrivere a Maria), Bernardino Mei (un'intensa Ghismunda), Raffaello Vanni (Decapitazione di S. Paolo).

Sala 34
La sala trentaquattro ha belle opere di Rutilio Manetti (Sacra Famiglia, S. Giovannino, S. Matteo,S. Bernardino) forse il maggiore artista senese del Seicento.

Sala 35
Nella sala trentacinque troviamo opere di Bartalini Francesco, Sebastiano Folli e, ancora, una Madonna ed il Bambino appaiono a S. Savino, Martirio di S. Ansano, Incoronazione della Madonna con Santi e Susanna e i Vecchioni di tutti lavori mirabili di Rutilio Manetti (eseguiti fra il 1611 e il 1613).

Sala 36
Ancora artisti secenteschi nella sala trentasei, con tele di Francesco Vanni, Ventura Salimbeni, Francesco Rustici.

Sala 37
Uscendo l'ultima sala, sulla sinistra, si ricollega sia idealmente che architettonicamente con l'arte di Domenico Beccafumi (la sala infatti è un corridoio a volta che riporta alla sala trentadue e alle opere del tardo Cinquecento). Qui troviamo, infatti, un bel Cristo porta croce e uno splendido S. Michele scaccia gli angeli ribelli (1528), opera grandiosa con un sapiente gioco di luci e ombre a coprire e scoprire i corpi, fu rifiutata dai carmelitani per la loro chiesa perché giudicata troppo impudica nei corpi nudi.

Domenico Beccafumi, S. Michele scaccia gli angeli ribelli

Domenico Beccafumi, S. Michele scaccia gli angeli ribelli


Altro capolavoro del pittore, la Discesa di Cristo al Limbo, eseguita dal 1530 e il 1535, con chiari influssi michelangioleschi, la tela ha un raro equilibrio interno, capace di rendere l'attesa infinita degli abitanti del Limbo (Adamo ed Eva sulla destra) e il continuo movimento del Cristo risorgente.

Domenico Beccafumi, Discesa di Cristo al Limbo, dettaglio

Domenico Beccafumi, Discesa di Cristo al Limbo, dettaglio




Collezione Spannocchi
Qui finisce la Pinacoteca. Nel Terzo piano, però, troviamo allocata una bella e grande collezione, la Spannocchi. Un tempo si trovava nel Palazzo Spannocchi di San Domenico, oggi, in parte a Palazzo Pubblico, in parte qui. Varie e importanti sono le opere presenti.

Albrecht Dürer, San Geronimo

Albrecht Dürer, San Geronimo


Fra tutte, vogliamo ricordare un profondo, magnifico S.Girolamo, da poco restaurato, di Albrecht Dürer; una Natività di Lorenzo Lotto, con un particolare e denso gioco di luci; una Annunciazione, opera della più pura arte veneziana di Paris Bordon, straordinaria nelle sue aperture architettoniche e per i movimenti delle figure; una salace Susanna e i Vecchioni di Giuseppe Cesari, detto Il cavalier d'Arpino; una serie di tele di ignoti fiamminghi (fra queste una bella Torre di Babele da Brueghel); una S. Caterina da Siena del Sodoma.

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