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Basilica di San Domenico


La costruzione del complesso comprendente la chiesa e il convento, iniziata intorno al 1225, si dice dopo la visita a Siena dello stesso San Domenico, fu conclusa dopo circa quaranta anni, cioè intorno al 1262/65.

Basilica di San Domenico

Basilica di San Domenico


Basilica di San Domenico, Vista dalla Torre del Mangia

Basilica di San Domenico, Vista dalla Torre del Mangia


Nel Trecento la chiesa fu ampliata in stile più gotico e nel 1361 iniziarono i lavori per il coro. La struttura ci è giunta fino a oggi, nonostante gli incendi rovinosi del 1443 e del 1531; le occupazioni delle milizie spagnole nel 1548 e nel 1552; il terremoto del 1798.

Basilica di San Domenico, Immagine di inizio '900

Basilica di San Domenico, Immagine di inizio '900


In posizione privilegiata e particolare, la basilica ha uno strano rapporto fra interno ed esterno. La facciata, infatti, si presenta abbozzata e scarna, anche se riconoscibile grazie all'occhio centrale che si scorge in alto al centro. E' probabile però che i lavori si siano interrotti per non rovinare la Cappella delle Volte, di cui si ha notizia già nel 1368 e che si trova, ancora oggi, addossata alla controfacciata. Questa cappella era, in qualche modo, intoccabile perché la basilica di San Domenico, tramite essa cappella, si lega alla vicenda di Santa Caterina da Siena; al suo interno, infatti, nella cappella delle Volte, la mistica senese avrebbe compiuto alcuni dei suoi più importanti miracoli. L'agiografo Beato Raimondo da Capua, confessore di Caterina, ci racconta che in questa cappella la Santa offrì il proprio mantello a Cristo pellegrino.
A causa della Cappella, la facciata restò solo un abbozzo e il vero ingresso si trova, ancora oggi, sul prospetto laterale. Entrando quindi, ci si può spostare nella Cappella delle Volte, dove nel 1667 fu trasportato un bell'affresco di Andrea Vanni (1375) con S. Caterina e una devota. Si tratta dell'unica raffigurazione eseguita a Siena con la Santa ancora in vita e, quindi, delle raffigurazioni quella che più probabilmente riporta i tratti reali della Santa (archetipo). La cappella però contiene altri capolavori come la barocca Canonizzazione di Santa Caterina, splendida tela di Mattia Preti. Bello il coro ligneo quattrocentesco.
Subito fuori si apre la chiesa, con il suo soffitto ligneo e con la classica struttura a T, tipica delle grandi chiese degli ordini monastici di Siena. Sulla parte destra, dipinti e un bel Crocifisso ligneo dentro una nicchia del XIV secolo. Più avanti una Pietà lignea e al secondo altare, Natività della Madonna, capolavoro di Casolani (1584). Ancora oltre, reliquie di Santa Caterina, fra cui un dito e una Pietra sacra usata come altare portatile.

Cappella di Santa Caterina
A circa metà della navata, sulla destra, ecco la Cappella di S. Caterina, fatta costruire nel 1460 da Niccolò Bensi per ospitare la testa della Santa Patrona d'Italia conservata nello stupendo altare marmoreo, opera di Giovanni di Stefano (1469). A destra, due leggiadri angeli reggono un candelabro, la reliquia è al centro, protetta da una grata, sopra un delicato busto della Santa. Sotto la mensa dell'Altare è sepolta la Beata Caterina dei Lenzi. Mirabili gli affreschi che ricoprono per intero la cappella, cominciati dal Sodoma, che raffigurò con eccezionale intensità (il grande artista piemontese ebbe a Siena una seconda patria) lo Svenimento mistico e L'estasi della Santa (1526). Ancora all'arte finissima del Sodoma vanno attribuite la Decapitazione di Niccolò di Tuldo, vivace e drammatica scena, e l'elegante decorazione a lato dell'Altare e all'interno dell'Arco (grottesche).

Francesco Vanni, Santa Caterina libera un'ossessa

Francesco Vanni, Santa Caterina libera un'ossessa


La decorazione, interrotta, fu ripresa da Francesco Vanni che dipinse a olio sulla parete destra, S. Caterina libera un'ossessa e nell'intradosso, Scene della vita del Beato Tommaso Nacci. Bellissimo, infine, l'effetto prodotto dalla cupoletta in alto e dalla pavimentazione a marmi mischi con scena mitologica.

Sacrestia
Continuando, oltre la cappella della Santa, ecco la sagrestia con bellissimo altare con telo-stendardo del Sodoma e raffigurante L'Assunta. Sul soffitto, leggibili appena, tracce di affreschi trecenteschi e, a lato, cappellina, residuo dell'antica sacrestia sacrificata per la cappella della Santa.
Tornando nella navata, bel frammento di affresco con Madonna in trono e Bambino benedicente un guerriero, attribuita a un giovane Pietro Lorenzetti. Subito dopo, ecco un capolavoro di Francesco di Giorgio Martini, Adorazione dei pastori. E' questa una delle migliori opere pittoriche del maestro senese (1475/80) e segna un avvicinamento, anche a Siena, alle opere e allo spirito botticelliano.

Francesco di Giorgio Martini, Natività; nella lunetta Matteo di Giovanni, Cristo in Pietà

Francesco di Giorgio Martini, Natività; nella lunetta Matteo di Giovanni, Cristo in Pietà


L'amplissimo transetto è intervallato da cappelle e chiuso a destra dall'Altare dedicato al Beato Sansedoni. La prima cappella, a destra del transetto, ospita il sepolcro della Famiglia Borghesi e, a sinistra, resti di affreschi trecenteschi con Santi e una Madonna con Bambino. La seconda ospita lapidi e resti di affreschi. La terza, un altro capolavoro di Matteo di Giovanni con Madonna, Figlio e santi. Grandioso l'altare maggiore, opera moderna di Arturo Jacchia, dove sono inseriti angeli e sculture marmoree del Rinascimento e riconducibili a Benedetto da Maiano. Bella la tela, sulla parete di destra, dell'Uccisione di S. Pietro Martire, opera del 1579 di Arcangelo Salimbeni. Nella quarta cappella, opere di scuola senese e all'altare una statua lignea di S. Antonio abate, attribuita a Turino di Sano.

La Quinta Cappella
Nella quinta cappella, troviamo un'opera di cruciale importanza nell'arte senese, La Maestà di Guido da Siena.

Guido da Siena, La Maestà

Guido da Siena, La Maestà


Guido è il primo pittore senese conosciuto, operante fra il 1260 e il 1280. La grandiosa immagine della Madonna, eterea nel suo trono, e la severità dell'insieme ci mostrano magnificamente come a Siena, già nel Duecento, si era riusciti a equilibrare l'iconografia bizantina con una sensibilità tutta toscana nella descrizione dei soggetti. Grande fu l'influenza su Duccio da Buoninsegna di quest'opera che egli conosceva e che probabilmente ridipinse in parte. Oltre al bel soffitto con affreschi settecenteschi di Giuseppe Nasini, nella cappella troviamo, alle pareti, due altri capolavori della pittura senese: Madonna in trono con Figlio, Angeli e Santi di Benvenuto di Giovanni del 1483 e Santa Barbara in trono con Santa Caterina e la Maddalena, opera del 1479 di Matteo di Giovanni che spicca per la delicatezza del tratto. Pure di Matteo è L'adorazione dei magi nella lunetta.

Matteo di Giovanni, Santa Barbara fra le Sante Maddalena e Caterina d'Alessandria

Matteo di Giovanni, Santa Barbara fra le Sante Maddalena e Caterina d'Alessandria


Benvenuto di Giovanni, Pietà e Maestà

Benvenuto di Giovanni, Pietà e Maestà


Nella sesta cappella un ultimo Crocifisso cinquecentesco. Il braccio sinistro del transetto è chiuso da un bell'altare barocco dedicato a San Domenico.
La parete di sinistra della navata, seppur non ricca come la destra, mostra sul primo altare una meravigliosa e grandissima tela del Sodoma, Padre Eterno, Santi Vincenzo, Ludovico, Caterina da Siena e Sebastiano. Superati dei resti di affreschi trecenteschi, ecco S. Antonio Abate libera indemoniata, del 1628, opera fra le migliori di Rutilio Manetti. Facendo qualche passo indietro, da vedere anche i finestroni della basilica, opera di artisti moderni quali Cantatore, Quaroni, Clerici e nella grandiosa esafora sul fondo, Cassinari.
Tornando alla sagrestia, una visita la merita l'antica cripta con murati frammenti scultorei provenienti da antiche costruzioni ecclesiali. La cripta a tre navate è un bell'esempio di gotico senese e conserva una bellissima Croce a fondo oro di Sano di Pietro. Da vedere infine il chiostro quattrocentesco, purtroppo molto rimaneggiato, con bei pilastri di Antonio di Niccolò da Settignano.
Riguadagnando l'uscita, vale la pena godersi la visione esterna di questa chiesa immersa, a valle della città, fra il borgo e la campagna, svettante con la sua torre e le sue grandi pareti gotiche.

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